Le novità legislative sulla crisi d’impresa

    L’obiettivo della riforma

    Il nuovo Codice della crisi d’impresa (Decreto Legislativo  n. 14 del 12.01.2019 pubblicato sulla G.U. n. 38 del 14.02.2019) ha l’obiettivo generale di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali e ha l’obiettivo specifico di salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro ad una crisi d’impresa .
    Il nostro legislatore ha così dato risposta al principio fissato nella raccomandazione 2014/135/UE  che ha il duplice obiettivo di incoraggiare la formazione di un quadro giuridico che consenta la ristrutturazione efficace delle imprese sane in difficoltà finanziaria e di dare una seconda opportunità agli imprenditori onesti, promuovendo l’imprenditoria, gli investimenti e l’occupazione e contribuendo a ridurre gli ostacoli al buon funzionamento del mercato interno.
    Ci si attende un futuro del sistema paese Italia composto da PMI sane e produttive e senza più fallimenti guidate da imprenditori (individuali e/o collettivi) attenti allo stato di salute della propria azienda e più consapevoli e coinvolti nella scelta e nella gestione del proprio assetto organizzativo.
    Grava infatti  in capo all’imprenditore un generalizzato obbligo di adozione di misure organizzative idonee a  rilevare tempestivamente lo stato di crisi aziendale  per  assumere senza indugio le  iniziative necessarie a farvi fronte.

    Le nuove procedure : gli alert

    Gli indicatori della crisi si basano sugli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale e/ o finanziario dell’impresa.
    Si tratta di squilibri che vanno rapportati sia alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, sia in relazione alla data di costituzione e di inizio dell’attività.

    Gli indici devono dare evidenza:

    1. alla sostenibilità dei debiti dell’impresa per almeno i 6 mesi successivi;
    2. alle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o per i 6 mesi successivi quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a 6 mesi;

    Sono indicatori significativi:

    1. quelli chemisurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi;
    2. i reiterati e significativi ritardi nei pagamenti :
      • l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno 60 giorni per un    ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
      • l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno 120 giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
      • il superamento, nell’ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre 3 mesi, degli indici elaborati ai sensi dell’articolo 13 comma 2);
    1. Il legislatore ha inoltre conferito al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti il compito di elaborare con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni ISTAT, gli indici che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa.
    2. Il legislatore ha tuttavia dato la possibilità all’impresa di dichiarare le ragioni per le quali ritiene non adeguati tali indici ed indicarne altri, ritenuti più idonei, tenuto conto delle specificità delle singole imprese, che potrebbero rendere gli indici elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti concretamente inidonei a evidenziare la possibile situazione di crisi. L’impresa dissenziente, in questo caso, deve specificare le ragioni del proprio dissenso nella nota integrativa al bilancio di esercizio ed indicare gli indici idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi. È parallelamente affidato ad un professionista indipendente l’attestazione dell’adeguatezza degli indici in rapporto alla specificità dell’impresa. L’attestazione deve essere allegata alla nota integrativa al bilancio di esercizio e ne costituisce parte integrante. La dichiarazione attestata produce effetti per l’esercizio successivo. A partire dall’esercizio successivo, l’impresa sarà pertanto “valutata” sulla base di questi diversi indici.
    Guarda il video Crisi d’impresa parte I

    Il sistema dei controlli

    Il legislatore ha creato un sistema ferreo di controlli interni ed esterni all’impresa introducendo una procedura di allerta finalizzata  a consentire la pronta emersione della crisi basata su segnalazioni attivabili da :

    1. organi di controllo interno
    2. amministrazioni finanziarie e previdenziali

    All’organo di controllo si chiede di monitorare lo “stato di salute” della società, avvisando immediatamente gli amministratori dell’esistenza di fondati indizi di crisi.
    In caso di comportamento omissivo o inadeguato da parte dell’amministratore, ovvero di mancata adozione nei successivi 60 giorni delle misure ritenute necessarie per superare lo stato di crisi, si apre la fase di allerta c.d. “esterna” e l’organo di controllo dovrà  attivarsi, informando direttamente l’organismo di composizione della crisi ( OCRI).
    L’organo di controllo interno all’azienda deve dunque:

    1. informare, senza indugio, l’OCRI;
    2. fornire all’OCRI ogni elemento utile per le relative determinazioni, anche in deroga a quanto disposto dall’art. 2407, comma 1, c.c. con riferimento all’obbligo di segretezza.

    E’ interessante evidenziare che la tempestiva segnalazione all’organo amministrativo costituisce causa di esonero dalla responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o azioni successivamente poste in essere. L’effettuazione della segnalazione non costituisce infatti giusta causa di revoca dall’incarico.

    L’obbligo di nomina dell’organo di controllo interno

    Tale obbligo al momento riguarda le società a responsabilità limitata  che per due esercizi consecutivi hanno superato uno dei seguenti limiti:

    1. Attivo dello stato patrimoniale superiore ad € 4.000.000,00
    2. Ricavi superiori ad € 4.000.000,00
    3. Dipendenti occupati in media durante l’esercizio superiori a 20 unità.

    La cessazione dell’obbligo si manifesta in connessione al mancato superamento di 2 di queste soglie per almeno 3 esercizi consecutivi.

    L’entrata in vigore della nuova normativa

    Il 16.12.2019 scade il termine entro cui le srl di medie dimensioni  sono obbligate all’adeguamento degli statuti e  alla nomina dei revisori o dell’organo di controllo.

    Guarda il video Crisi d’impresa parte II

    I creditori pubblici qualificati  “segnalano” la crisi

    Il nuovo Codice della Crisi d’impresa, a tutela della continuità d’impresa,  oltre  alle disposizioni che riguardano la tempestiva segnalazione dello stato di crisi, che prevedono precisi obblighi in capo agli amministratori e all’organo di controllo interno , investe creditori pubblici qualificati dello stesso onere.

    I creditori pubblici qualificati sono :

    1. l’Agenzia delle Entrate;
    2. l’INPS ;
    3.  l’Agenzia della Riscossione.

    La procedura prevista impone ai creditori pubblici qualificati di avvertire il debitore, tramite Pec o RR, quando la relativa esposizione debitoria ha superato un importo considerato rilevante e di cui si dirà qui appresso.Se il debitore, nei successivi 90 gg dalla ricezione della predetta comunicazione rimane inerte i creditori qualificati procederanno con la segnalazione all’OCRI.
    Guarda il video Crisi d’impresa parte III

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    scritto da Mgs il 18 Luglio, 2019
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